Dizionario Rancoroso della Lingua Italiana

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Elenco alfabetico delle voci

Approcciare - Piuttosto che - Supportare

Approcciare (Caterina Marconi)

Non c’é termine più ambiguo e scurrile da pronunciare: le labbra prima si chiudono e poi espodono in quel “ppr...” che sembra una pernacchia , per poi frenare all’improvviso sulla doppia c facendo una capriola maldestra sul suffisso verbale -are.
E il significato, poi: cos’è, un voler fare un approccio a una bella signora? Un approccio un po’ volgare, visto il suono...
Se poi, invece, vuole essere l’italianizzazione dell’inglese to approach, beh!, siamo messi un po’ male con la pronuncia inglese, oltre che con il repertorio linguistico italiano... il quale, poverino, continua a offrire termini più immediati, eufonici e univoci: avvicinare, per esempio, o affrontare, che rende bene l’idea quando si vuole prendere di petto un argomento. E non c’é bisogno che ce lo dica il cosiddetto e tanto conclamato plain language, che sarebbe un bene che fosse tradotto in italiano, anche perché un giorno, chissà!, qualcuno potrebbe italianizzarlo in plano languaggio (e allora, sì, che andrebbe d’accordo con approcciare!).

Piuttosto che (Alessandra Buschi)

Magari è l’età, e il semplice pallino che avevo da giovane, ora è una vera e propria ossessione. Magari è questo, ma – guarda – da te, Dani, non me lo sarei aspettato. D’accordo, hai l’attenuante d’esser stato per un decennio al nord, ma non riesco a mandarla giù.
T’è scappato: voglio crederci. L’hai detto per darti un’aria: facciamo che sia così. Comunque: se avessi fatto qualche pensierino, sia ben chiaro che tra noi non c’è futuro.
Hai detto Piuttosto che al posto delle E, se non addirittura, in modo disgiuntivo, al posto delle O... Mi hai confusa.
Inizialmente ho pensato che la tua preferenza andasse alla seconda opzione, come grammatica vuole, poi però ne hai pronunciato un altro. Evidentemente il tuo era un elenco, peccato che, letto con logica grammaticale, ciò che avevi detto non aveva senso.
Son più di dieci anni che lo sento da politici, presentatori, gente dello spettacolo. Le baggianate ci vanno a nozze con i mezzi di comunicazione come la tv: dilagano, arrivano alle orecchie ed escono dalle bocche di tutti. Una sorta di trasformazione alchemica da errore a verità. Da lì il contagio e l’intercettazione subitanea della stampa.
Che poi guarda: se ne ha notizia dagli anni Novanta. Nato come vezzo settentrionale, dicono gli esperti. Ma mi chiedo: come può essere vezzoso un errore? Confusione, altro che.
Chiamami pure cattiva, ma voglio farti provare la mia stessa brutta sensazione: Parole in libertà, ep. 2 - I stag. nuova serie Ai confini della realtà, metà anni Ottanta.
Tipico risveglio americano. La moglie, parlando del pranzo, dice “DINOSAURO”. Capito? dice la parola dinosauro al posto di pranzo. Il marito dice Eh?, ma non insiste ed esce. Non è che l’inizio: per tutta la giornata l’uomo continua a sentir pronunciare parole al posto di altre. Che so: cuscino al posto di hot-dog, buccia al posto di direttore, timbro al posto di pausa caffè... Il poveruomo è nel vortice dell’angoscia e alla fine della giornata non sa più chi è impazzito, se il mondo intero oppure lui.
Pensaci: fino al giorno avanti hai un vocabolario condiviso, il giorno successivo non capisci più nulla. Panico. Come quello che ho provato io nel sentirti pronunciare Piuttosto che al posto delle O e delle E.
Te l’ho detto: mettici l’età che mi ha resa più intransigente, e pure il rigido substrato da scolaretta che mi porto dietro, ma credimi: PIUTTOSTO CHE sentirtelo ripetere un’altra volta, cancello il tuo numero dal cellulare.

Supportare (Antonio Messina)

In parte, forse, incide il fatto che nel suono ricordi le supposte che mia madre, io bambino, mi somministrava appena tirate fuori dal frigo dentro al quale attendevano, pazienti, che qualcuno avesse bisogno di loro. Addensate dal freddo erano poco scivolose.
In parte, forse, incide il fatto che nel suono ricordi supponente, un aggettivo che udii la prima volta da mio padre, pronunciato con supremo disgusto a qualificare una persona che, pensai io, doveva essere anche più che orribile.
Ma più di tutto, ammetto, ad irritarmi fino all'orticaria quando ascolto la parola supportare è la miscela di provincialismo, sudditanza culturale nei confronti dell'inglese, desiderio di sembrare americani che la parola rivela quando è inutilmente usata al posto del mansueto ed elegante sostenere.
Perché nel mio italiano il supporto è qualcosa di simile alla zeppa, mentre il sostegno è vicino parente sia del conforto, sia dell'aiuto pieno di energia. Poco conta, per me, che si tratti del sostegno che si dà a una persona che attraversa un momento difficile o di quello necessario nelle fasi di gioco del mio amato rugby. E invece ecco che ad ogni piè sospinto, a proposito o a sproposito, ecco che per qualsiasi cosa si supporta, perché in America dicono support.
A consolarmi, anche se solo un poco, vien la vendetta di un curioso aneddoto. In occasione di una visita ufficiale dell'allora Ministro degli Esteri Giulio Andreotti, un giornale della comunità italiana negli Stati Uniti esortò così: "Il Ministro degli Esteri Giulio Andreotti oggi  in visita a Washington. Sopportatelo!"

[ Contenuto pubblicato su antoniomessina.it il 14/10/2012 - Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/photolupi/2410384215/ - Link verificati il ... ]