Come in un tema

Ieri ho sentito Silvio Berlusconi e mi è venuto in mente Sforza Giancarlo. Silvio Berlusconi è il Presidente del Consiglio, Sforza Giancarlo era con me alle scuole medie.

La mia classe era dei soliti venticinque alunni, più o meno. Il più e il meno dipendevano dal saldo fra i bocciati lasciati per strada e quelli raccolti lungo il cammino. Dopo quasi trent’anni, molti nomi e sembianze sono dimenticati o molto vaghi. Dei nomi rimane il ricordo di quelli che allora suonavano più curiosi, in obbligato insieme col cognome detto prima. Famularopioleonardo, Malacariaandrea, Remedianimaurizio e via così. L’attenzione di ogni nuovo insegnante era invariabilmente catturata da Nardielloteofilo, ogni volta sollecitato a dimostrare che lo sapeva sì, che il suo nome significa “amico di Dio”.

Nei tre anni della scuola media, alla cattedra si avvicendarono molti professori. Chi andava in pensione, chi veniva assegnato a un’altra scuola, chi semplicemente si ammalava per qualche giorno e veniva sostituito da un supplente che però, va da sé, non era mai lo stesso. Ogni nuovo professore scorreva l’elenco di noi alunni e, puntualmente, Famularopioleonardo, Malacariandrea, Nardielloteofilo che nome curioso lo sai cosa vuol dire?

Col tempo e l’esperienza, per noi ragazzi i momenti topici dell’appello quando arrivava un insegnante nuovo divennero sempre gli stessi tre, uno dei quali mi riguardava. Nella mia classe c’erano: Borsellini Franco e Borsellini Maurizio, Messina Antonio e Milano Antonio, Sforza Giancarlo e Sforza Pasqualino. E dunque noi, col tempo e l’esperienza, attendevamo al varco ogni nuovo professore, sicuri della replica del solito spettacolo.



 

Borsellini Franco.

Presente.

Borsellini Maurizio.

Presente.

Fratelli?

No, cugini.



 

Messina Antonio.

Presente.

Siciliano?

I genitori. Io sono nato a Como.

Milano Antonio.

Presente.

Siciliano? (risatina)

No, io so’ de’ Roma.



 

Sforza Giancarlo.

Presente.

Sforza Pasqualino.

Presente.

Fratelli?

No.

Cugini?

No.

Ah.

 

Sempre così. In mezzo c’erano Famularopioleonardo, Malacariandrea e tutti gli altri, ma quando si arrivava a quei tre incroci era incidente sicuro.

Un giorno Sforza Giancarlo mi invitò a fare i compiti a casa sua, e nella mia ci fu una discussione perché Sforza Giancarlo era fascista. Come può esserlo un ragazzino di dodici anni, però fascista. A dodici anni, quando si è qualcosa, si è di destra o di sinistra come si tiene per la Lazio o l’Inter. Però Sforza Giancarlo teneva per i fascisti. La mia famiglia non era di sinistra. La mamma fu tra le fondatrici della Democrazia Cristiana nel suo paese. Papà avvertiva un brivido quando, nel segreto dell’urna, si avventurava a sostenere i socialdemocratici di Saragat. Votò DC quando si aprì la stagione dei governi di centro-sinistra, “perché merita un incoraggiamento”. A sentir lui, però, quella volta fu anche l’unica.

La mia famiglia non era di sinistra, però neppure era fascista. Almeno per mio padre, credo che l’ideologia c’entrasse poco. Sono sicuro che c’entrava la retorica, che lui non ha mai sopportato e che il fascismo elargiva a piene mani. Mio padre fu militare nella cavalleria. Fra i ricordi di guerra che ogni tanto ci regalava, tornava spesso quello di quando per i cavalli presero ad arrivare le carrube macinate insieme ad altre sostanze disgustose. Presero a far così perché le carrube intere se le mangiavano i soldati.

Fatto sta che un giorno Sforza Giancarlo mi invitò a fare i compiti da lui, a me venne detto che il suo babbo era fascista e a casa mia ci fu una discussione per stabilire se dovessi andare o no. Mio padre non voleva. Di nuovo, credo che la politica c’entrasse poco o nulla. Piuttosto temeva che irretito dalla propaganda avrei finito col diventare, una volta cresciuto, un giovane ardimentoso coinvolto in chissà quali bravate e, comunque, in situazioni pericolose per la mia incolumità. Mia sorella era favorevole. Sosteneva con tenacia che ero io a dover crescere e formarmi delle idee, e che per farlo dovevo conoscere quelle ch’erano in giro, giuste o sbagliate che paressero a mio padre. Non ho mai saputo se mia sorella nei miei confronti abbia voluto manifestare fiducia (se lo conosci lo eviti), disinteresse (questa o quella per me pari sono) o azzardo (vediamo come va). Poiché si tratta di una sincera democratica e non ha mai comprato neppure un biglietto della lotteria, mi piace pensare che si trattasse della prima. Fatto sta che alla fine uscii di casa e con Giancarlo svolgemmo i nostri compiti. Il padre passò un momento a salutarci ma non mi sottopose a alcun comizio. Non credo sia dipeso da quello, però anni dopo divenni comunista.


 

Ieri ho sentito Silvio Berlusconi che vuole il presidenzialismo e si lamenta perché ha poco potere e mi è venuto in mente Sforza Giancarlo. Silvio Berlusconi è il Presidente del Consiglio e Sforza Giancarlo, l’ho già detto prima, era con me ai tempi delle medie. Come compito in classe d’italiano, una volta ci toccò un classico del genere: Se tu potessi diventare un’altra persona, chi vorresti essere? Le risposte furono diverse, anche se non poi molto. In generale personaggi storici, specie se condottieri vittoriosi. Garibaldi andò per la maggiore. Poi l’intera sfilata di astronauti, pompieri ed altre professioni egualmente avventurose. Sforza Giancarlo scrisse che avrebbe voluto essere un dittatore. Così poteva sistemare tutto.

Ieri Sforza Giancarlo mi è tornato in mente. Ci conoscemmo che avevamo undici anni. Ora son più di trenta che neanche so dov’è. Invece Berlusconi io l’ho sentito ieri.

 

[ Contenuto pubblicato su antoniomessina.it il 11/11/2003 - Fonte immagine ... - Link verificati il ... ]