Le onde del mare

Dal paese ci si allontanava seguendo una piccola strada polverosa. Anche dove qualche albero, o qualche duna più alta, lo nascondevano alla vista, il mare era sempre presente, portato dal vento. La strada terminava in un piccolo spiazzo e lì, d’un bianco abbagliante, la pensione dove avrei trascorso il mio breve periodo di riposo. Di là dalla pensione, sempre visibile, il mare, che in quel punto andava a riposarsi in una piccola insenatura.
La mia vita di villeggiante iniziò subito, e fin dal primo giorno notai il figlio del proprietario della pensione. Avrà avuto nove o dieci anni. Molto affettuoso. Dava anche una mano ai genitori: era lui che sistemava i tavoli per la colazione. Poi se ne partiva a piedi verso una collinetta subito dietro la spiaggia, si sedeva sotto un albero e stava lì, quasi immobile, fino all'ora di pranzo. Così, tutte le mattine, senza dire una parola, né staccare lo sguardo dal movimento quieto e continuo dell’acqua.
Un giorno dovetti cedere alla mia curiosità. Che cosa faceva quel bambino, chiesi al padre, lì seduto davanti al mare?
“Conta le onde,” mi rispose il padre sorridendo.
Io pensai che scherzasse, naturalmente. Anzi, ero indeciso se, in quella risposta, non si celasse dell’ironia nei miei confronti. Eppure, col passare dei giorni, mi incuriosiva sempre di più quella metodicità che ogni mattina portava il bambino sulla collinetta. A volte lo guardavo da lontano, mentre prendevo il sole, ed effettivamente era lì, e aveva lo sguardo sempre rivolto al mare.
Il giorno prima di partire non seppi trattenermi. Il bambino stava arrivando alla pensione per il pranzo. Sembrava soddisfatto.
“Allora,” gli chiesi, “quante erano le onde oggi?”
“Tantissime!” esclamò, e corse via, mentre io non riuscivo a ricordare un sorriso più grande del suo.

 

[ Contenuto pubblicato su antoniomessina.it il 24/09/2012 - Fonte immagine ... - Link verificati il ... ]